Archive for September 22nd, 2006

Il mio secondo racconto

Partendo da un articolo di giornale abbiamo dovuto scrivere il nostro secondo racconto nell’ambito del corso di scrittura creativa. Questo è il mio:

Orrore in casa Sartori

 “Mamma, sono a casa, nemmeno al mercato mi hanno preso… hanno detto che sono lento…”.

“Mamma ci sei? Perché non rispondi?”.

Mirko Sartori sta rientrando a casa in una giornata autunnale dopo il suo ennesimo tentativo di non trovare lavoro: troppo comodo vivere sulle spalle della madre!

Non ricevendo risposta, Mirko inizia a cercare la madre nel piccolo appartamento preso in fitto e la trova distesa sul letto.

Prova a chiamarla, l’accarezza, la bacia, cerca di scrollarla finchè non si rassegna. Mamma Anna è morta!

Il buon senso avrebbe voluto che Mirko chiamasse i soccorsi o almeno le forze dell’ordine ma lui no.

Si siede vicino alla madre… piange, le parla. Capisce che non può vivere senza di lei e vorrebbe uccidersi. Ci prova, una, due volte, ma non ci riesce. Forse non ne ha veramente il coraggio.

Ma non vuole staccarsi dalla madre, la vuole vicino a sé o forse vuole solo far credere agli altri che la signora Pelloni è ancora viva così da continuarne ad intascare la pensione.

Così decide di “conservarla” nell’armadio al piano superiore sigillandolo col silicone, sbarrando le finestre: creando quasi una specie di santuario.

La vita riprende per Mirko, fa qualche lavoretto saltuario, intasca puntualmente la pensione della madre; ogni tanto è preso dallo sconforto, vorrebbe farla finita ma, come lascerà scritto lui stesso, Gesù, più volte lo salva.

Ad Orsara Bormida, un paesino in provincia di Alessandria, Mirko, nonostante ci abiti da qualche anno, è poco conosciuto così come non lo era la madre; pochissimi contatti con il resto del mondo: col proprietario della casa, con qualche ambulante, ma niente di più; la loro casa era un po’ isolata quindi non c’era pericolo di vicini impiccioni.

Alcuni mesi dopo la morte della signora Anna: “Buongiorno signor Mirko ero passato per ritirare l’affitto – dice il padrone di casa incrociando il giovane sulla strada – c’è sua madre?”

“Sì – risponde il giovane – però è a letto perché non si sente bene, ma non si preoccupi me ne occupo io” e gli dà quanto pattuito.

Quello si allontana e il Sartori si tranquillizza: per questa volta è andata!

I giorni passano, Mirko cerca di trascorrere alla meno peggio le sue giornate da disoccupato, si ingegna sulla sua Punto rossa.

Una mattina, però, il cric cede e lui rimane schiacciato.

Lo trova, alcuni giorni dopo, il padrone dell’appartamento preoccupato che Sartori non rispondesse da qualche giorno al telefono.

Arrivano le forze dell’ordine, entrambi le scene che si trovano davanti sono raccapriccianti: lui morto sotto la macchina, la mamma ormai mummificata nell’armadio.

Sui muri di casa le seguenti scritte: “Il 20 novembre 2002 ho trovato mia madre morta. Pur non godendo di buona salute, non potevo presagire un evento simile. Vidi la mamma ed ebbi il sentore che l’irreparabile era accaduto. Mia mamma giaceva supina sul letto, gli occhi vitrei fissi e insensibili a qualsiasi stimolo luminoso”.

“Gente di Orsara, perdono, pietà, misericordia per l’immenso danno che vi ho creato. Non cerco giustificazioni alla mia empietà, ma un anelito di comprensione”.

“Il mio corpo, se avrò la debolezza di abbandonarmi al Maligno, lo troverete nella mia stanza, accanto a quello della mia mamma. Ma sembra non volermi. Già due volte ho tentato il suicidio ed entrambe le volte un intervento celeste e prodigioso mi ha miracolato. Sono riuscito a respingere gli attacchi del Maligno ben 15 volte. Gesù mi ha salvato”.

“Non ho mai trovato il coraggio di riaprire le ante, accontentandomi da più di trenta mesi di visitarti e parlarti quotidianamente, magari accostando il viso e le mani come per darti un bacino o farti una carezza.”

“Al nostro funerale mettete un disco di De André, Tenco e Gaber. Oppure Il nostro concerto del compianto Umberto Bindi”.

“AIUTATEMI, AIUTATEMI, AIUTATEMI”.

Rosario Rizzuto