Finalmente il quinto racconto per il corso di scrittura

Finalmente il mio quinto racconto per il Corso di Scrittura di Laura Lepri, organizzato dalla Provincia di Crotone, l’ho anche rivisto e spedito così un pensiero in meno, anche perchè il 12 novembre, termine ultimo per poterlo riavere corretto, ormai è abbastanza vicino.

Spero vi piaccia, logicamente, come si usa dire di solito, ogni riferimento a persone o fatti veramente accaduti è puramente casuale!

VINCENZO E NICOLA

Vincenzo è in anticipo; è già al ristorante Bella Blu ad aspettare il compaesano Nicola; devono chiarire un qualcosa tra di loro ma Vincenzo, sebbene sia andato prima per meditare, per preparasi il discorso, non ha voglia di pensarci: “Troverò le parole ‘in diretta’, appena lui sarà qua, inutile scervellarsi prima”.

Vincenzo, tipico ragazzo calabrese cresciuto un po’ in fretta: dimostra, infatti, qualche anno in più delle sue 34 primavere, forse anche a causa del suo lavoro in campagna; 1,68 in altezza per circa 80 chili di peso, capelli normali, occhi normali, capacità di dialogo normale benché diplomato. Insomma niente di eccezionale!

Il Bella Blu è un locale tranquillo, ben curato, discreto; si trova ad una trentina di chilometri dal suo paese, alla periferia della città capoluogo. Ha un bel parco giochi e Vincenzo c’era venuto qualche volta, ma negli anni passati, con la sua bella moglie Concetta, 28 anni, e i piccoli Giovanni, 7 anni, e Angela Maria, 5 anni.

Da qualche tempo però le cose tra lui e Concetta non andavano granchè bene.

Mentre era immerso nei suoi pensieri, Cenzo, come lo chiamano gli amici, torna alla realtà, grazie (o per colpa) all’intervento del cameriere: “Signore, prende qualcosa?”.

Il tempo di capire dov’era e risponde: “Non ancora grazie, aspetto un amico”.

“Possiamo permetterci di offrirle uno stuzzichino della casa a base di sardella?” insiste il ragazzo in camice bianco.

“Giovane – taglia corto Vincenzo – non riuscirei a mandar giù nemmeno acqua, grazie comunque”.

A questo punto il cameriere si arrende e continua il suo giro tra i pochi tavoli occupati.

Intanto sono già le 20,30 e manca poco perché arrivi Nicola.

Cenzo avrebbe voluto addirittura scriversi tutto il discorso da fare all’amico, battuta per battuta, magari già immaginando le risposte dell’altro…

Si mise così ad osservare gli altri ospiti del locale; in un angolino in fondo alla sala, notò una coppia: lui almeno cinquantenne e lei una ragazzina: “Avrà al massimo 20 anni” pensò tra sé.

Erano allungati sul tavolo uno vicino all’altra, con le mani nelle mani. Lui gliele accarezzava e lei rideva di gusto. Non sembrava una poco di buono ma di certo, era convinto Vincenzo, non poteva essere la compagna di quel “vecchio”. Camicia scollata e mini gonna di ordinanza. Ad un certo punto lei si alza e si siede nel posto alla destra dell’uomo, girata verso di lui; iniziano a baciarsi con discrezione ma dal suo punto di vista Vincenzo non può non notare che lui cerca con la mano di penetrare nell’intimità di lei che non fa una piega ma si ritrae tornando al posto frontale.

Vincendo cambia “quadro”: proprio vicino l’ingresso c’è una famiglia, praticamente come la sua, marito, moglie e due figli, un maschietto ed una femminuccia, forse un po’ più grandi dei suoi, ma la tipologia è simile.

Sembrano felici: in attesa delle prime pietanze stanno gustando lo stuzzichino offerto anche a lui; lei però imbocca il marito e la scena e un misto di tristezza e di gioia nell’animo di Vincenzo che ha un moto di rabbia susseguito da un accelerato battito di cuore e crampi nello stomaco.

Ma che succede a Vincenzo? Quali le cause di queste stranezze di sentimento?

Presto detto: lui si è innamorato, ricambiato, di Vittoria, procace moglie di Nicola. L’incontro, rimandato per troppo tempo, è stato organizzato per cercare di chiarire le cose con il suo migliore amico.

Ma fuori dal ristorante, in una macchina nascosta a chi arriva dal cancello principale, c’è già Nicola che sta lì da tempo, forse ancor prima che arrivasse Vincenzo.

Anche lui deve dire una cosa a Vincenzo e non sa proprio da dove iniziare ma si decide ad entrare.

Nicola, 30 anni, è un geometra molto stimato nel suo paese e in provincia, la moglie Vittoria, 33 anni, lavora alla scuola dell’infanzia di un paesino non molto distante dal loro; hanno un figlio, Marco, che frequenta la quinta elementare.

Vincenzo vede subito l’amico spingere la porta a vetro della Bella Blu e dirigersi verso il cameriere ma alzandosi lo chiama con discrezione.

“Ciao Ce’”, fa Nicola avvicinandosi all’amico in attesa.

“Ben venuto Nico’” risponde Vincenzo, cominciando ad assumere quella atteggiamento da colpevole per aver messo le corna all’amico.

Ma tra loro c’era un patto fin da piccoli, quello di raccontarsi tutto, nel bene e nel male, senza remore; questo, forse, andava un po’ oltre ma la situazione che si era creata non poteva continuare.

“Vince’” provò ad aprire il dialogo Nicola, per cercare di togliersi il suo di peso ed anticipare l’amico; certo Nicola non immaginava nulla della storia di sua moglie con il suo amicone Vincenzo e quindi si sentiva in colpa lui perché, strano ma vero, Nicola amava, anche lui ricambiato, Concetta, la giovane e bella moglie di Vincenzo!

Che confusione!

Ad un tavolo in un metro quadrato c’erano seduti due cornuti vicendevoli, amici per la pelle, nessuno dei quali si era accorto di nulla.

“No Nico’ aspetta, ho chiesto io di incontrarci, tocca a me parlare per primo, non so cosa tu abbia da dirmi, ma quello che serbo in petto ormai da 2 anni è troppo pesante. Tu sei il mio migliore amico, ne abbiamo passate tante insieme, ci siamo sempre raccontati tutto. Ma io ti ho nascosto una cosa che di certo non ti farà piacere ma ti prego, siamo in un locale pubblico, non avere reazioni azzardate, tutto si può chiarire da persone civili”.

Vincenzo tirò un sospiro, era riuscito a sbloccarsi. Di contro a Nicola  sembrò di cadere dalle nuvole:  “Ma di cosa starà parlando?” pensò.

Poi ritornando in sé: “Va bene Ce’ non farla tanto lunga, cosa cavolo mi devi dire? Mi hai rigato la macchina e non me ne sono accorto?”

Vincenzo non ride e credendo che forse il dente è meglio tirarlo subito: “Io e Vittoria ci amiamo”.

Nicola rimane di gelo ma non tanto per la notizia, lui la moglie non l’amava più da tempo, ma perché proprio non se l’aspettava e soprattutto non si era accorto di nulla.

Inoltre cominciò a pensare: “E ora che faccio? Se gli dico che anche io e sua moglie ci amiamo penserà che sto scherzando, ma d’altra parte è la verità; oddio che situazione assurda, sembra di essere a Beautiful!”

Un umorismo niente male per uno, per giunta calabrese, che ha appena scoperto di essere cornuto; ma il suo unico scopo ora, che in un certo senso si sente anche più libero, è poter gridare al mondo intero che ama Concetta.

Vincenzo notando che il suo amico non ha nessun tipo di reazione ma un leggero sorriso beffardo, quasi volendosi prostrare a lui, scusarsi chissà in quale modo riesce a dire: “Nicola non dici nulla?”

“Caro Vincenzo – quasi lo interruppe l’amico – tu, a questo punto, non mi crederai, ma non è difficile provarlo, ma la situazione che a breve sarà limpida anche a te ha dell’assurdo”.

Vincenzo non capisce muove la testa assumendo il ghigno di chi sta per dire: “Ma che cazzo dici?”

“Ebbene Ce’ anche io amo tua moglie e lei ama me!”.

Vincenzo si mette a ridere: “Ma a chi la vuoi dare a bere; ho capito, pensi che ti ho scherzato e vuoi ricambiare con la stessa moneta ma io non scherzavo, caro Nicola, io e Vittoria ci amiamo da 2 anni e su questo non ci piove”.

“Nessuna voglia di scherzare,  non mi sembra l’argomento adatto, io e Concetta ci amiamo ormai da quasi tre anni; si sentiva trascurata, tu sempre in quella maledetta terra (sentendosi per un attimo dalla parte dell’amico n.d.a.), così una mattina, venendo a casa tua per cercarti, abbiamo iniziato a parlare e sai come succede?”

Vincenzo rimane di sasso, la situazione da tragica rischia di sfiorare il ridicolo… nessuno dei due ha voglia di dire altro.

Rimangono seduti lì, in silenzio, mentre il cameriere avvicinandosi chiede: “Ristorante, pizzeria o un drink?”

ROSARIO RIZZUTO 

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