Non ho vinto…

Un'immagine del Premio Crotone 2006 durante l'intermezzo musicale. Foto Rosario Rizzuto
Non è che ci sperassi…, appena mi ha visto una mia collega di corso mi ha fatto: "Rosà in tuta te ne sei venuto e se vinci?"

A parte che io non ero in tuta ma con il mio solito abbigliamento, pantaloni e felpa, questo testimonia che non ci pensavo proprio alla vittoria.

Però una volta che sei lì, al Teatro Apollo, con un po’ tutti che facciamo i nostri pronostici un po’ il cuore ti comincia battere e poi lì a pochi metri c’è una delle più importanti scittrici italiane: Dacia Maraini.
Dacia Maraini il 2 marzo 2007 al Teatro Apollo di Crotone per la consegna del Premio Letterario Provincia di Crotone 2006. Foto Rosario Rizzuto
Comunque Laura Lepri, che presenta la serata ed inizia scusandosi di non essere Carmen Lasorella, dopo un po’ di trepidazione chiama i nomi dei vincitori: Luigi Monaco e Alexis Paparo (almeno ho indovinato che una sarebbe stata donna).
L'Assessore Provinciale Giuseppe Poerio con i vincitori del Corso di Scrittura 2006 Alexis Paparo e Luigi Monaco. Foto Rosario Rizzuto
I racconti vengono lette da due studentesse del Liceo Classico Pitagora e del Liceo Scientifico Filolao di Crotone, onestamente letti in modo teatrale non mi sono piaciuti tanto ma per dare un parere più giusto aspetto di leggerli quando saranno pubblicati sul Crotonese.
Laura Lepri con le due studentesse che hanno letto i racconti vincenti. Foto Rosario Rizzuto
Chiusa questa parentesi Dacia Maraini sale sul palco e parte il secondo intermezzo musicale: quale migliore occasione per filarmela visto che mio figlio Antonio e quella che non mi ascoltano, arrivati da poco, davano l’impressione di essere già scocciati.

Bocciato dalla Lepri spero almeno di essere promosso da voi: questo è il mio racconto.

 TUTTO IN UNA NOTTE, GIU’ AL PORTO

L’Amore di una sera

 

La luna piena sul porto di Crotone illumina la serata, calma, tranquilla, calda, spensierata.

In piazzetta Rino Gaetano un gruppo di ragazzi con la chitarra ricorda il cantante crotonese, scomparso il 2 giugno 1981, canticchiando le sue canzoni: “Gianna, Gianna, Gianna sosteneva tesi e illusioni; Gianna, Gianna, Gianna prometteva pareti e fiumi; Gianna, Gianna, Gianna aveva un coccodrillo e un dottore; Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l’amore…”.

Su via Cristoforo Colombo il passeggio non conosce soste e i locali sono pieni di giovani e meno giovani. In uno di questi ci sono Francesca e Marco innamorati pazzi.

“Dai andiamo” dice Francesca a Marco.

“Dove? Siamo con la comitiva” risponde lui.

“Conosco un posticino nascosto sul porto, potremmo stare un po’ tranquilli io e te” cerca di convincerlo la ragazza.

“Fra’ non mi sembra il caso ora, e poi tra poco ti devo riaccompagnare a casa” riprende Marco.

“Stanotte voglio far tardi, e poi mio padre è fuori per lavoro, troverò una scusa per mia madre” e dicendo questo Francesca prende Marco per la mano e, salutando gli amici, lo porta fuori dal locale.

Di corsa, con Marco ormai convinto, i due fidanzatini attraversano il corso, passando per piazzetta Rino Gaetano, e si inoltrano nel porto per arrivare nel posto, visibile solo dal mare, annunciato da Francesca.

I due stavano insieme da un anno.

Entrambi di Crotone, Marco, 18 anni, è una bravo ragazzo, non bellissimo: un tipo, come si suol dire; studente all’ultimo anno del locale Liceo Scientifico Filolao, di famiglia  modesta, si sta facendo da sé.

Francesca, invece, appartiene ad una famiglia benestante e ha dovuto combattere tanto per far accettare il suo amore alla propria famiglia.

Bella, capelli lunghi e biondi e occhi luminosi, è di circa un anno più piccola del suo ragazzo e ha da pochi giorni iniziato il quarto anno al Liceo Classico Pitagora, nella sua città.

Andando verso il porto i due non possono non notare alcune cose che tutti sanno ma che, chissà perchè, nessuno fa nulla per eliminare.

Su un balcone, al primo piano di una casa, c’è Gina, in abiti succinti, tenutaria di una casa di appuntamenti, che ammicca ai passanti cercando di convincere qualcuno a salire. Gina da giovane deve essere stata una gran bella donna ma ormai tende a sfiorire. Dicono, però, che le sue ragazze, soprattutto straniere, siano giovani, carine ed esperte.

Proseguendo, quasi da morire dalla paura, Marco e Francesca si trovano davanti Alberto: “Vi serve qualcosa – dice loro – Volete un po’ di sballo: la notte è lunga ancora!”.

Alberto, più volte in carcere per reati di tutti i tipi, spaccia tranquillamente da anni sulle banchine del porto e le forze dell’ordine non riescono mai ad incastrarlo definitivamente e la fa sempre franca.

“No, grazie, siamo noi la droga, l’uno dell’altro: non abbiamo bisogno di nulla!” rispondono all’unisono i due ragazzi divincolandosi da lui e lasciandolo di stucco.

Mancano pochi metri per arrivare nell’insenatura proposta da Francesca e i due cominciano a scambiarsi tenerezze.

“Aspetta, non aver fretta” dice Francesca.

“Tutte uguali voi donne – scherza Marco – prima provocate e poi vi tirate indietro”.

“E chi ti ha detto che mi tiro indietro?” ammicca Francesca lanciando uno sguardo che è tutto un programma.

Intanto i due si siedono su un gradone di cemento.

Iniziano a baciarsi e a toccarsi; ogni tanto si fermano e parlano dei loro progetti futuri.

La luna è meravigliosa ed illumina il mare stupendamente.

Marco non resiste e prende dal suo marsupio la sua minuscola fotocamera digitale e scatta una foto alla luna e al suo riflesso.

Ma appena rivede la foto insieme con Francesca, i due hanno quasi un colpo. Nella foto, ai bordi della barriera frangiflutti, si intravede un uomo.

Alzano gli occhi ma non vedono nessuno.

Cominciano ad avere paura: Francesca si abbraccia a Marco ma qualcosa li trattiene dallo scappare e decidono di andare a vedere.

Nell’acqua, appena sotto il loro nascondiglio non più tanto segreto, c’è una piccola imbarcazione e sugli scogli di cemento sottostanti una donna e due bambini infreddoliti e pieni di paura, un po’ più sopra l’uomo che, casualmente, era stato ripreso nella foto.

L’uomo, indietreggiando per la paura, cade ma non si fa nulla; i ragazzi cercano di tranquillizzare a gesti i quattro naufraghi.

Dopo qualche minuto Francesca e Marco riescono a convincere i due adulti che possono fidarsi e li aiutano a salire nel loro “nido d’amore”.

I bimbi hanno sì e no otto e quattro anni. La grande è una femminuccia, il piccolo un maschietto.

Tutto lascia immaginare che si tratti di una famiglia, ma Marco e Francesca non riescono a spiegarsi come siano potuti arrivare lì sfuggendo a tutti i controlli e senza essere notati.

I bimbi hanno freddo, Francesca si avvicina e cerca di riscaldarli con le proprie mani.

La serata non è fredda anzi: a Settembre a Crotone è praticamente ancora estate, ma la lunga navigazione ha stremato quelle quattro persone dalla pelle scura, forse africani.

Marco e Francesca sono inteneriti dai bimbi, mentre l’uomo e la donna si abbracciano stretti; felici di aver trovato un “porto sicuro” ma timorosi sul loro futuro.

Certo è la presenza dei due bimbi e della donna a tranquillizzare i due giovani crotonesi, che, discutendo un po’ tra loro, decidono di non denunciare i quattro e di chiamare, nonostante l’ora tarda, il loro giovane parroco molto impegnato nella Caritas ed in altre iniziative.

In Marco e Francesca si vede tutto il cuore e la solidarietà della gente del Sud, gente disposta a farsi in quattro per gli altri. Certo non tutti, ma i quattro clandestini sono stati davvero fortunati!

Marco, per farli stare tranquilli, cerca di spiegare che col telefonino sta chiamando un prete e non le forze dell’ordine.

“Pronto Don Renato, sono Marco. Sono sul porto con Francesca e ci sono quattro persone che hanno bisogno di aiuto. Può venire? In quanto tempo?”.

Alla risposta affermativa del prete, che aveva detto di poter essere sul porto in circa mezz’ora, Marco continua: “Ci aspetti subito dopo piazzetta Rino Gaetano, noi saremo lì, per sicurezza, tra quaranta minuti”.

Dal loro nascondiglio alla strada indicata al parroco ci sono circa quindici minuti di cammino, quindi Marco e Francesca devono aspettare un po’ prima di incamminarsi.

Di certo non possono parlare con i loro ospiti, sempre abbracciati lì vicino, mentre i bimbi hanno cominciato a giocare con alcune pietre, così si siedono anche loro cercando di capire se stanno agendo in modo giusto.

“Ho paura – dice Francesca – se ci scoprono”.

“Tranquilla – cerca di rassicurarla Marco – non stiamo facendo nulla di male, vedrai che Don Renato troverà la giusta soluzione. D’altra parte che volevi fare? Te la saresti sentita di denunciarli?”.

Francesca fa cenno di no con la testa e gli dice: “Sei stupendo”, dandogli un bacio lunghissimo e poi abbracciandolo forte mentre l’uomo e la donna li guardano e poi li imitano.

E’ giunto il momento di muoversi; bisogna rifare la stradina, fatta per arrivare al nascondiglio, al contrario sperando di non essere notati.

I ragazzi prendono per mano i due bimbi mentre l’uomo e la donna restano un po’ dietro.

Sul porto cominciano ad arrivare alla chetichella i pescatori per andare a ritirare le reti, ma sono tutti troppo presi dalle loro cose per notare più di tanto i sei che si avviano verso la piazzetta.

Alberto sta concludendo con due clienti, discutono sul prezzo di alcune pastiglie: è facile per alcuni ragazzi rovinarsi da soli la vita.

Gina è sempre lì sul balcone, almeno una quindicina di clienti saranno passati dalle sue ragazze in questo arco di tempo. Probabilmente quasi tutti sposati, sintomo che le relazioni di coppia funzionano sempre meno.

Ma Marco e Francesca non hanno il tempo di fare questi ragionamenti, loro devono raggiungere Don Renato che sperano sia già nel posto convenuto ad aspettarli.

Arrivano in piazzetta Rino Gaetano, un amico di Marco li ferma per chiedere se hanno da accendere; Marco gli passa l’accendino e quello chiede: “Ma questi chi sono?”.

Francesca con una calma che non è da lei risponde sicura e convincente: “Ospiti della mia famiglia, domani vanno via e volevano vedere il porto di Crotone”.

Accesasi la sigaretta il ragazzo va via senza chiedere altro.

Marco stringe la mano a Francesca come per dirle: “Brava!”. Guardano i loro nuovi amici: “Tutto ok!”, fanno cenno con le dite.

Manca davvero poco alla macchina di Don Renato che però ancora loro non vedono.

“Forse avrà avuto qualche contrattempo” pensano.

Continuano a camminare quando intravedono l’inconfondibile sagoma della “Setteposti” del prete, una Mazda della Ford, che il parroco usa anche per portare i ragazzi dell’oratorio a giocare a calcio e gli vanno incontro felici che tutto sia andato bene e che per le quattro persone giunte da una terra lontana ci possa essere qualche speranza per un futuro migliore.

Don Renato è seduto al posto di guida e fa loro cenno: “Dai salite!”.

Rosario Rizzuto

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