Viaggiare con la fantasia

Tra la prima e seconda settimana, tutt’ora in corso delle lezioni di Laura Lepri al Corso di scrittura, abbiamo avuto anche i compiti per casa.

C’erano da fare due racconti.

Uno di essi era quello di descrivere un nostro viaggio; io ho fatto questo (versione originale senza le correzioni della Lepri):

 VIAGGIO A ROMA

Mi svegliai di scatto, come se ci fosse qualcosa ad aspettarmi.

Ero a Roma da un paio di giorni, ospite delle mie sorelle che, a causa del loro lavoro, non erano quasi mai in casa.

Quella mattina avevo deciso di dormire un po’ più del solito ma aperti gli occhi mi sentivo già molto pimpante ed era quasi impossibile rimanere a letto.

Una doccia veloce, una repentina colazione a base di fette biscottate con marmellata di fichi d’India portata dalla Calabria e The verde, ed eccomi già, dopo aver acquistato alle macchinette automatiche e convalidato ai varchi, alla fermata della Metro A.

Quella mattina avrei visto la zona intorno a Piazza di Spagna, Fontana di Trevi compresa.

Scesi dalla Metro ed iniziai la serie di scale mobili e corridoi che mi portarono all’uscita “Piazza di Spagna” e mi trovai nella famosa Piazza, con la sua stupenda fontana e la famosa scalinata.

Era ancora molto presto, l’aria era friccicarella, e la luce stava cominciando a farsi forte e sconfiggere il buio.

Ma a Roma non è mai troppo presto e già a quell’ora c’era tanta gente in giro, soprattutto cittadini stranieri: marocchini: donne e uomini di colore che per comodità, o per mancanza di conoscenza, definiamo tutti con il termine per antonomasia, ma anche cinesi, giapponesi, gente dell’Est.

Tutti erano presi da una frenesia senza fine: ma dove andranno? Cosa faranno?, mi chiedevo!

Nonostante la penombra, provai a scattare le mie prime foto di giornata: qualche volto rubato, qualche bacio tra innamorati, mattinieri anche loro: l’aria di Roma è magica, come si fa a poltrire tra le lenzuola!?

Ma non c’erano solo i lavoranti, anche a quell’ora la Fontana della Barcaccia era circondata da turisti, alcuni erano anche seduti sulla Scalinata della Trinità dei Monti.
La fontana di Trevi. Foto dalla rete.
Scattai qualche altra foto e poi mi vidi costretto, con enorme vergogna, io, indigeno, a chiedere indicazioni, per raggiungere la Fontana di Trevi, ad un ragazzone di colore intento e tutto preso a convincere alcuni turisti tedeschi a comprare un ombrello nonostante tutto si ci poteva immaginare tranne che iniziasse a piovere.

Il ragazzo fu molto gentile e mi spiegò la serie di traverse che dovevo percorrere per raggiungere la fontana delle monetine.

Con mio enorme sforzo ci riuscii ed arrivai nei pressi della fontana più grande di Roma progettata da Nicolò Salvi.

Questa fontana, resa celebre anche dal film La Dolce Vita di Fellini nel quale Anita Ekberg dalla fontana invita Marcello Mastroianni ad entrarci anche lui, è famosa anche per la tradizione che vuole che si lanci in essa una monetina dandole le spalle, così è certo che si ritornerà a Roma in futuro.

Arrivando nei pressi e voltando l’angolo pensai di trovarmi sulla scena di un film!

Nella fontana, nonostante il freddo, un omone con una scopa spingeva le monetine verso il bordo dove un complice le raccoglieva.

Si capiva al volo che non erano gli addetti del Comune che ogni giorno là raccoglievano le monete da destinare in beneficenza.

Mi guardai attorno ma non c’era alcuna cinepresa, notai i turisti imbarazzati mentre io, incuriosito dalla scena, spostai sulla funzione cinepresa la mia fotocamera ed iniziai a riprendere.

Lo stavo facendo da pochi minuti quando il tipo addetto alla raccolta monete mi si avvicinò con aria non proprio amichevole ma nemmeno aggressiva, e mi invitò a prendere un caffè.

Devi andare via – mi disse – lasciaci lavorare in pace”.

E’ il vostro lavoro?”, provai a ribattere tra il serio ed il faceto.

Sì, se non raccogliamo le monete non si mangia, abbiamo famiglia: più beneficenza di questa!?”

Mi disse quasi per giustificarsi.

Mi lasciò il caffè pagato e tornò al suo “lavoro”.

Chi è?” chiesi al barista.

Un pazzo” fu la sua risposta.

Intanto fuori cominciò a piovere…! Rosario Rizzuto

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