Quando la sanità funziona anche in Calabria

Ma possibile che siamo ancora in Calabria?

Ho detto così l’altro giorno a quella che non mi ascolta dopo essere uscito dal Cdm (Centro Diagnostico Meridionale) sulla Statale 106 in località Pesco nella Contrada Torre Marina di Corigliano Scalo.

In meno di un’ora avevo già in mano il referto e le lastre di una risonanza magnetica pronti da far vedere al mio amico Gino Promenzio, tra le altre cose anche illustre ortopedico calabro-romano.

Onestemente non volevo credere a quanto mi stava succedendo: risonanza su appuntamento, niente fila, colloquio informativo pre-esame, esito dopo 15 minuti dall’esame: robba dell’altro mondo.

Ma soprattutto sintomo che anche in Calabria, quando si vuole e si ci mette l’impegno, la sanità in questo caso privata (sebbene convenzionata) ma anche quella pubblica possono e devono funzionare.

Da parte mia e di quella che non mi ascolta vanno i più sentiti ringraziamenti a tutto lo staff del Cdm e al Dottor Promezio per la loro cortesia e disponibilità.

7 Responses to “Quando la sanità funziona anche in Calabria”

  1. anonimo scrive:

    bravissimi!
    flaminia

  2. anonimo scrive:

    Eccezionale! Bisogna fare sempre di più e meglio in tutto il sud e non solo. Paola

  3. anonimo scrive:

    Anche da noi quando ci sono professionalità ,competenza ,ma soprattutto amore verso il prossimo …si creano queste strutture Sanitarie all’avanguardia …Enrico

  4. byros scrive:

    Basta pensare al cittadino e non ai soldi!!!

  5. anonimo scrive:

    Rosario, non penso proprio che in questa struttura lavorono per la gloria…..Enrico

  6. anonimo scrive:

    ….la mia è invece una esperienza tragica! E’ vero che ho avuto l’appuntamento e il risultato della risonanza sul ginocchio di mia figlia, 15 anni, in una mezza giornata, ma il referto era assolutamente errato! Sul referto c’era scritto che il ginocchio era combinato in maniera tale che la ragazza doveva stare immobile senza poggiare la gamba perchè avrebbe rischiato di compromettere definitivamente l’articolazione. E per questo motivo, dato che si tratta di una ragazza di 15 anni, che ama la sua pallavolo e che ha tutta la vita davanti, ho preso un aereo e l’ho portata a Milano, da un chirurgo che tratta solo il ginocchio. Volete sapere come è finita?
    Già dalla risonanza del CDM di Corigliano il chirurgo del Galeazzi non aveva riscontrato granchè, ma dopo aver ripetuto la risonanza all’aspedale ortopedico di Milano nel ginocchio di mia figlia non hanno trovato NULLA. Avete capito bene, NULLA. Con tutto quello che ne consegue e che non vi racconto ma vi lascio immaginare. Perciò, andateci con i piedi di piombo, è un consiglio da amica….!

  7. anonimo scrive:

    Errare è umano..I medici a volte sbagliano tanto a nord quanto a sud..
    C’è una sottile differenza da comprendere in tutte le cose..
    Mia nonna diceva sempre 4 occhi sono migliori di due.
    Dunque, una seconda diagnosi fornita da un medico diverso prima di allarmarsi non fà mai male..
    Nel nord italia c’è l’umiltà che quì da noi manca..
    I colleghi “medici” nel dubbio si consultano tra di loro prima di emettere la diagnosi..
    Non a caso lì..si lavora quasi sempre in “equipe”..
    Dalle nostre parti, invece, chiedere ad un collega, assume la veste d’ ammmettere di non essere all’altezza del caso; ed invece non è così, perchè le sfumature a volte possono essere colte da uno sguardo che osserva l’ecografia sotto un’ottica diversa, che in quel momento, vuoi per un motivo vuoi per un altro, all’altro medico potrebbe sfuggire..
    Tutto quì..

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