27 Marzo 1993

Solo in mansarda mentre TeleDiogene trasmette un concorso canoro per voci nuove: "Oltre lo Zecchino" si chiama e, in un certo senso, mi fa da colonna sonora: sono davvero bravi questi ragazzi!!!.

Poco fa ha cantato il piccolo Alessandro (o il grande? Pietro) Mauro di Casabona figlio del collega Salvatore, conosciuti anche a Scandale dove frequentano una scuola di musica, e dei quali spero presto di potervi parlare.

 


 

E da tanto che ci penso: riportare sul blog alcuni dei miei scritti giovanili, anche se tanto giovane non ero, visto che mi sono approcciato tardi alla scrittura, ai diari, anche se poi ho recuperato bene!!!

Cerco dei testi precisi ma poi prendo una tra le mie tante agende e diari, la apro…

27 Marzo 1993, pochi mesi prima avevo compiuto 20 anni, e scrivevo:

Giorni tristi e soli senza compagnia
e gli amici fuori: cosa vuoi che sia!!!
Io che sogno fama
adesso sono io
allora senza cuore
non pensavo a (Mar)Ia.

Il mio amore è grande
e mai andrà via,
non è mica Nella
che è volata via.

E già sogno il giorno
che sarà tutta mia
nel lettone tondo
sopra casa mia.

E passo il giorno
a fare tutto quelchesia
e non dormo più,
ma cosa vuoi che sia:
se esco pazzo
MICA E’ COLPA MIA!…
E SE INVECE ME NE ANDASSI
VIA…VIA…VIA…VIA…

18 Responses to “27 Marzo 1993”

  1. anonimo scrive:

    ma che è sta vena poetica stamattina???
    flaminia

  2. anonimo scrive:

    Anch’io scrivevo, diciamo così, quello che sentivo. Erano le mie sensazioni, bellissime e pulite quelle che erano dentro di me. Mi piaceva scrivere, mi sentivo più libera e quando ne avevo bisogno rileggevo, rimettendo in discussione quelle che erano le mie pene d’amore, o le mie ribellioni sindacali o il modo di vedere il mondo con tutte le speranze che custodisce gelosamente una giovane vita. Col tempo ho perso questa sana e bella abitudine, mai scomparsa però del tutto, perchè la vita, con le sue esperienze, mi ha imposto di usare il mio tempo in modo differente. Confesso che ogni tanto mi torna con grande forza questo desiderio di tornare alle abitudini d’un tempo. A coloro che ancora sentono questa necessità io mi permetto di consigliare di nn smettere mai e di non lasciare che la vita con le sue priorità s’imponga con prepotenza. Paola

  3. anonimo scrive:

    RICORDI DI UNA SERENA ADOLESCENZA
    Vivevo in un quartiere popolare e all’epoca circolavano poche automobili, noi ragazzini eravamo felici di trascorrere il nostro tempo libero a giocare per strada. Si giocava ad -acchiappa ferro e nascondino- io preferivo il primo. Ero la più veloce e mi acchiappavo sempre allo stesso portone con le grandi maniglie di ottone. Col passare del tempo i giochi furono sostituiti da ” Tommaso” il commesso della drogheria accanto a casa mia. Vendeva di tutto caramelle, cioccolate e tante altre cose, aveva un tale casino lì dentro. Con l’amica del cuore, quando la mamma nn aveva niente da farci comperare, deluse ci accontentavamo di fare il giro del palazzo per passare da Tommaso,lui aveva gli occhi azzurri ed era biondo e ci sorrideva tutte le volte. Chissà cosa pensava di noi. Io lo so ma non lo dico. Ricordo che scendevo giù per le scale a -quattro a quattro- senza mai cadere, chissà come favevo! Ma avevo sempre una gran fretta di andare a giocare. Col tempo Tommaso fu sostituito , naturalmente, da altri interessi. Avevo intorno ai 13-14 anni quando dopo aver fatto i compiti imparando le famose poesie e qualcosa di francese e latino, mi precipitavo in chiesa. Facevo parte dell’associazione cattolica, all’epoca era il trampolino di lancio per tante cose. Lì avevo sempre un gran da fare, Don… non ricordo più il suo nome, mi disse che tutte le volte che passavo da Gesù in croce dovevo inginocchiarmi, per un po l’ho fatto senza problema, ma poichè ero un tipo turbolento e nn stavo mai ferma decisi di parlare con don…,non ricordo ancora il suo nome,e gli dissi: scusa è possibile chiudere un occhio visto che Gesù sa bene che lo rispetto e anche se nn m’inginocchio…lui mi guarda senza parlare e io capisco… Capisco che forse ogni tanto mi conviene entrare e uscire dal retro. Il tempo passa e l’organista Antonio decide che devo imparare a suonare il violino,ma a me piaceva cantare. E cantavo. Ero la solista e cantavo ai matrimoni e ai funerali, passavo in un solo giorno dalla felicità più sfrenata alla tristezza più nera, non so come riuscissi a farlo. C’era una cosa però che mi terrorizzava ed era la stanza delle statue. Quando, senza volerlo, capitavo da sola lì dentro nn capivo più niente, tutte le statue mi guardavano nello stesso momento e da qualsiasi posizione!!!Ma la Madonna Addolorata le superava tutte, con il suo vestito nero e il pugnale nel petto…scappavo e mi rifugiavo nella stanza accanto che era di don… lui mi guardava e diceva: nn devi avere paura, ma io non ci sentivo proprio nn avevo paura avevo terrore che,confesso nn ho mai superato. Però giocavo anche a biliardino, ma perdevo sempre. Era l’epoca delle minigonne e il mio babbo diceva alla mia mamma -cerca di allungarle quelle gonne- ma io senza parlare dicevo a lei -guai a te se lo fai – poi la sera mi prendeva sulle sue ginocchia e dopo una giornata di duro lavoro se ne stava lì ad ascoltare quello che avevo da dirgli e lui dopo aver scambiato uno sguardo d’intesa con la mamma mi diceva – se non ci fossi dovremmo inventarti. Crescendo nn ho imparato a giocare biliardo, in compenso ho vinto due tornei di tennis…ma questa è un’altra storia. Paola

  4. anonimo scrive:

    scusami Ros se sono stata lunga Paola

  5. byros scrive:

    Grande Paola, il mio blog è il tuo blog, quando vuoi qualcosa in home page basta che la mandi su by.ros@alice.it; se poi tu volessi scrivere direttamente se ne potrebbe parlare…

  6. anonimo scrive:

    grazie Rosario, ma vedi non sono poi così brava e penso che nn sarei capace di rendermi autonoma. Grazie ancora ma preferisco passare prima dalla tua opinione e che sia tu a decidere.Qualsiasi decisione tu voglia prendere per me va sempre bene. Grazie ancora ciao

  7. anonimo scrive:

    bella…

  8. anonimo scrive:

    Dai Rosario su, dobbiamo apprezzare il buon esempio di Paola..E’ stata così brava del resto a vincere due tornei di tennis che può esserlo adeguatamente ad illustrarci la via da seguire..
    Del resto, è difficile essere autonomi quando sia ama follemente uno sport..
    E’ chiaro che non sempre però, abbiamo la facoltà di pilotare l’esito delle partite..
    Ma, sappiamo perfettamente che nostro compito è rispettare il volere del padrone di casa…il parto pilotato del resto è un’altra storia..
    Scusatemi..volevo solo rendermi originale e lasciar un caro saluto a voi tutti, in modo particolare a Rosario…
    Con affetto Francesca

  9. anonimo scrive:

    secondo me Francesca, ti sei resa originale ma, in modo del tutto negativo. Il tuo commento lo ritengo fuori luogo e anche abbastanza cretino. Forse nella vita non hai che ricordi sgradevoli che ti hanno resa acida. Da quello che ho letto di Paola, non trovo quello che dici,e non leggo alcuna voglia di lei a voler insegnare qualcosa della vita,anzi…. Forse avresti, per quanto riguarda lo sport, potuto darti all’ippica così svogavi la tua invidia verso il prossimo. Gianni

  10. anonimo scrive:

    All’ippica? non amo i cavalli..
    E per il mio prossimo onestamente, intendo altro…
    Quanto al commento rivolto a Paola, era giusto un modo per farle intendere che, i doppi sensi, lasciano sempre il tempo che trovano..e, che, del resto, prima o dopo anche i bambini crescono e capiscono..
    Quanto all’invidia, onestamente, non comprendo di che cosa parli, mio caro sconosciuto Signor Gianni..
    Ognuno nella vita ha giocato e se del caso vinto le proprie partite nel modo che ha ritenuto più opportuno..
    C’è chi crede che il fine giustifichi i mezzi..
    Chi, al contrario, è perfettamente consapevole che, anche l’amore ha le sue regole; dunque una vittoria conquistata barando non saprebbe che cosa farsene..
    Affermazione mediocre e cretina la sua..
    Avrebbe fatto meglio a chiedermi che tempo fa qui dalle mie parti; giusto per cambiare discorso senza calcare troppo la mano sbagliata..
    Serana serata a lei, dunque, tempo permettendo ovviamente ed (indivia) esclusa.

  11. byros scrive:

    Boni…boni. Fate i bravi!!!

  12. anonimo scrive:

    Vede signor,Gianni dell’acida ad una persona che non si conosce,dirgli di darsi all’ippica per svogarsi dall’invidia,per avere dato solo una sua riflessione “ricordi di una serena adoloscenza”.
    Trovo molto giusta ma nello stesso tempo molta garbata la replica della persona offesa Signora o Signorina Fancesca.
    Ma accetto soprattutto il pensiero del buon sammaritano di Rosario..Boni…Boni fate i bravi.
    ANSELMO

  13. anonimo scrive:

    a mio parere la replica non aveva nulla di garbato….anzi. Gianni

  14. anonimo scrive:

    Ma stai zitto grandissimo CAFONE che non sei altro.Francesca.

  15. anonimo scrive:

    BONI…BONI….CALMATEVI ,fatevi i bravi.
    ANSELMO

  16. anonimo scrive:

    Insomma cosa succede? Ognuno è ibero di esprimere il proprio pensiero e lo fa come meglio crede o no? Le polemiche o addirittura le offese non portano da nessuna parte. Paola

  17. anonimo scrive:

    Volevo lasciare un commento,ma visto i toni giro alla larga….Turuzzu u comunista

  18. anonimo scrive:

    Ho apprezzato molto ,dopo aver letto la lettera di Paola o storia di vita se vogliamo,condivido che le impressioni sono sempre e solo personali,ma sono insegnamento di vita.
    Nessuno può alzarsi ha fare l’avvocato di turno sulle esperienze personali.
    Mi duole quando un semplice commento diventa argomento per litigare…Certamente ognuno di noi porta la propria esperienza di vita,bella ,brutta,ma soprattutto una grande esperienza di vitAAAA con la A maiuscola. Cosi diceva Giorgio Amendola ” che dopo l’esame di maturità doveva fare una scelta di vita.” Tratto da una scelta di vita di Giorgio Amendola

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