LETTERA DELLA SCRITTRICE CRISTINA OBBER A SILVIO BERLUSCONI…

Gentile ex-presidente del consiglio, ho ascoltato questa sera il suo discorso alla nazione.
Complimenti a chi lo ha scritto, forse l'editor che ha curato quel famoso libro, come si chiama…Ah si!…il libro "Cuore".
 
Mi sono commossa nel percepire il frammento di un magone, il fremito della difficoltà, che umanamente non lascia indifferenti.
Ma gentile ex-presidente (sulla sua gentilezza non si discute), mi consenta qualche rimostranza.
Ha detto che per lei è stato triste assistere alla reazione della piazza alle sue dimissioni.
 
Mi scusi, ma mi salgono in gola,e non scendono nonostante l'ovvietà,alcuni modi di dire come "Chi la fa l'aspetti" o "Chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Che cosa si aspettava? Un composto aplomb, dopo che proprio lei ci ha abituato a ben altro?
Sapesse quante volte noi italiani e noi donne ci siamo sentiti e sentite tristi,quante volte abbiamo pensato "questo è troppo!"
 
Dopo che ci ha chiamati coglioni (dichiarazione del 2006), dopo che ci ha imposto ministri e ministre dal discutibile curriculum,dopo che ci ha confidato di credere che Ruby Rubacuori fosse la nipote di un capo di stato, dopo che ci ha screditato agli occhi della politica internazionale con le sue corna, le sue barzellette e i suoi commenti sul lato b della Merkel. Dopo che all'estero aprono ristoranti italiani che si chiamano "bunga bunga".
Dopo che ha detto che noi di sinistra ci laviamo poco (dichiarazione del maggio 2008).
 
Dopo che le sue televisioni ci hanno educato a rutti,parolacce e scopate-live sotto le coperte della casa del grande fratello, dopo che ha demolito la credibilità istituzionale della magistratura che un tempo addirittura ci intimoriva. Dopo che ha consigliato alle nostre figlie di cercarsi un buon partito per campare.
Dopo che ha detto che contro la violenza sessuale siamo impotenti perché ci sono troppe belle ragazze in questo paese.
Paese che ha definito un paese di merda e che nel suo discorso di stasera invece dichiara di amare e di aver amato tanto.
 
Come avremmo potuto reagire alle sue dimissioni se non con un orgasmo collettivo e liberatorio?
Personalmente non ho stappato bottiglie ieri sera, mi sono guardata un film.
Non ho brindato perché nonostante il sollievo che mi da' la consapevolezza che lei non rappresenti più il mio paese in Europa e nel mondo, in questo momento prevale l'amarezza.
Sarà che ho quasi cinquant'anni,ma mi rattrista enormemente constatare come siamo caduti e cambiati, politicamente, economicamente e culturalmente.
Mi rattrista anche sapere che non tutti siamo consapevoli e pronti ai sacrifici che ci aspettano.
 
Non ho brindato perché il fallimento del suo governo è un fallimento che ci riguarda tutti, e ci costringerà a un percorso doloroso,che ci troverà spesso impreparati.
La sua tristezza non è che un boomerang, gentile ex-presidente, e il suo rammarico per il giubilo della piazza mi ricorda altre bottiglie stappate,accompagnate da abbuffate di mortadella, che riguardano i senatori della nostra repubblica alla caduta del governo Prodi (2008, Camera del Senato).
Questa sua tristezza mi riporta a un altro detto, ahimè, che dice "Ognuno raccoglie quel che semina".
 
Lo tenga a mente prima di piangere altre lacrime di coccodrillo,e la consoli sapere che comunque è un detto che vale per tutti.
Per tutti noi italiani confusi e travolti da un delirio di consumi al quale faremo fatica a rinunciare.
Per tutti noi che accendiamo la televisione ancora prima di darci un bacio, quando ci ritroviamo nelle nostre case, la sera.
 
Che questa crisi sia un monito ma anche uno stimolo,un'occasione di autocritica e di passi indietro e passi avanti per un'Italia che io amo e soffro fino in fondo,e più di lei, mi creda, perché il futuro dei miei figli è molto più incerto di quello dei suoi.
Che sia monito e stimolo anche per lei,gentile ex-presidente del consiglio. Perché non è mai troppo tardi per essere migliori.

Cristina Obber

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