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La musica come una droga ma senza effetti collaterali, lo sostiene uno studio canadese

Alcuni giorni fa, per esattezza il 02 gennaio 2011, scrivevo un post dal titolo "La Musica è Vita" in cui spiegavo quanto sia importante la musica per me.

Stamane sono sobbalzato in macchina quando ad Rtl 102,5, leggendo alcune notizie, hanno detto che la musica è come una droga.

Leggete, in merito, l'articolo di Repubblica.it: "LA MUSICA? Una vera e propria droga. In grado di attivare il cervello proprio come uno stimolante chimico e di offrire sensazioni amplificate di piacere, eccitazione o soddisfazione. Provocando, in sostanza, le stesse sensazioni fornite da sesso e droga. Lo sostiene il professore e neuroscienziato Danile J. Levitin. Che, nello studio "Life Soundtracks", indaga le risposte biologiche del cervello agli stimoli musicali.

Famoso per le sue ricerche nel campo della musica, Levitin insegna all'Universita McGill di Montreal. E proprio qui ha "reclutato" i volontari da sottoporre ai suoi test. Durante la ricerca, l'equipe di Levitin ne ha monitorato le reazioni biochimiche agli stimoli musicali. E ha scoperto che "la musica produce una risposta a tutti gli effetti chimica, grazie alla quale i circuiti nervosi interessati aiutano a modulare i livelli di dopamina, il cosiddetto ormone "del benessere" nel cervello. Proprio come avviene per il sesso e alcune droghe".

Sesso droga e rock'n roll, quindi, è il caso di dirlo. Ma, al contrario della droga, la musica non sembra avere devastanti effetti collaterali. Quando ascoltiamo una canzone che ci piace, si attiva lo stesso meccanismo di ricompensa che si attiva anche quando i giocatori d'azzardo vincono o i tossicodipendenti consumano la loro droga preferita. Replicando lo stesso tipo di sensazioni, la musica attiva nel cervello circuiti associati con il sistema nervoso autonomo e produce reazioni fisiche quali sudorazione, eccitamento sessuale e "brividi lungo la schiena". In molti casi, ne consegue un sentimento di euforia che, secondo Levitin "conferma l'idea di un centro sesso, droga e rock and roll nel cervello".


"L'ipotesi di un centro del genere nel cervello prova che la musica ha una parte preponderante nel creare umori e generare reazioni", spiega il dottor Levitin. "La ricerca mostra che la musica ha effetti precisi sulla fisiologia del corpo, compresi il battito cardiaco, la respirazione, la sudorazione e l'attività mentale. La musica è efficace nel moderare i livelli di eccitazione e concentrazione e aiuta a regolare l'umore con la sua azione sulla chimica naturale del cervello"".

Allora, dunque, più Musica per tutti!!!

Muore in un incidente stradale il pugile calabrese Giovanni Parisi

Giovanni Parisi. Foto dalla reteCi lascia un grande pugile che per di più era di origini calabresi, sono trasalito stamane quando ho sentito la notizia del suo incidente stradale.
Fa sempre tristezza quando muore qualcuno, di più quando è una persona cara, una persona conosciuta o, a suo modo, famosa.
Giovanni Parisi, che era nato a Vibo Valentia, era stato un grande della boxe vincendo il titolo olimpico a Seul e poi anche il titolo mondiale.
Giovanni lascia la moglie e tre figli.
Questo il ricordo del pugile calabrese di Repubblica.it:

Un gravissimo lutto colpisce la boxe italiana: l’ex campione olimpico e mondiale, Giovanni Parisi, è morto in un incidente stradale avvenuto sulla tangenziale di Voghera.
L’auto sulla quale viaggiava, verso le 20:40, si è scontrata frontalmente con un camion. Parisi, 42 anni, originario di Vibo Valentia ma da molti anni residente a Voghera, è morto sul colpo. Per il pugilato italiano, così povero di personaggi di spessore, è una perdita incolmabile. Quando a Milano, nella recente riunione imperniata sulla conquista del Mondiale di Giacobbe Fragomeni, Parisi era salito sul ring per salutare il pubblico, per lui c’era stata una autentica ovazione. Il suo pubblico non aveva infatti dimenticato le prodezze di una carriera lunga, forse prolungata qualche match di troppo, nella quale Parisi aveva saputo abbinare tecnica, velocità di esecuzione, tanto da diventare l’uomo indiscutibilmente di punta del pugilato italiano negli anni novanta.
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